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Cambiare si può: un nuovo equilibrio, tra resistenza e identità

Il cambiamento è un tema chiave nella società odierna. Da un lato sentiamo l’esigenza di percorrere nuove strade, sperimentare diversi stili di vita, adattarci ai cambiamenti che il mondo del lavoro ci impone; dall’altro abbiamo paura, le resistenze spuntano da dove meno ce l’aspettiamo e alla fine, chi ce lo fa fare? Cambiare è più difficile a farsi che a dirsi.

Resistenza al cambiamento da dove non te l’aspetti

Cambiare richiede determinazione, concentrazione, grande forza di volontà. Può sorprendere quindi che, una volta vinta la propria resistenza interna, a metterci i bastoni tra le ruote finiscano per essere le persone che ci stanno più vicine, i nostri familiari e i nostri amici. Se cambiano noi, significano che potrebbero anche loro. Così il nostro cambiamento diventa implicitamente, ai loro occhi, un attacco al loro stile di vita. Pensaci un attimo e scommetto che ti viene in mente almeno un aneddoto personale.

Dietro le obiezioni spontanee, anche più banali, si nasconde un meccanismo psicologico subdolo: critico il tuo stile di vita per difendere implicitamente il mio. Ciò succede anche quando non hai alcuna intenzione di cercare l’appoggio altrui, né cercare di influenzare i comportamenti di chi ti circonda. Eppure questa è la reazione. Per contrastarla, ciò che serve è essere pronti a ricevere tali obiezioni e respingerle al mittente.

Cambiare è un percorso, in 5 tappe

Per quanto alcuni momenti siano meglio di altri, cambiare non è qualcosa che si improvvisa. James Prochaska, professore americano di psicologia, teorizza che il cambiamento si sviluppa in 5 fasi: precontemplazione, contemplazione, preparazione, azione e mantenimento. Che si tratti di smettere di fumare, cambiare lavoro, organizzare un viaggio impegnativo, prima cominciamo ad accarezzare l’idea, poi la prendiamo seriamente in considerazione, prima di attrezzarci e avviare la macchina. Da non sottovalutare infine come si renda necessario investire energie per mantenersi sulla retta via, non fermarsì, né tornare indietro.

L’identità è la chiave del cambiamento

Il segreto per adottare un cambiamento duraturo nel tempo è fare leva sulla propria identità. Più è profondo in noi il cambiamento, più sarà facile portarlo avanti. Un fumatore, che vuole smettere, ha più probabilità di riuscire se si considera un non fumatore, invece di un fumatore che ha smesso. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà c’è una bella differenza. Nel secondo caso ricadere nel vizio sarà quasi matematico, visto che si tratta di una persona che si considera comunque un fumatore. Sarà nella sua natura tornare a fumare. L’opposto vale nell’altro caso: se la persona si sente nel profondo un non fumatore, la resistenza alla tentazione sarà più facile, perché lui non si considera più uno che fuma.

Lo stesso meccanismo psicologico può essere sfruttato a nostro vantaggio per tante altre decisioni che ci sembrano impossibili. La domanda chiave, alla fine, è una soltanto: chi vuoi diventare e chi vuoi essere veramente?

Ho preso alcuni spunti per questo articolo da Maybe You should talk to someone di Lori Gottlieb, libro di cui consiglio caldamente la lettura.

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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