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Caro 2021

La lettera è una delle forme di comunicazione più intime che conosciamo. Sarà perché un tempo arrivava in una busta sigillata, e che prima di chiuderla ci dovevi pensare tre volte. Dopo, una volta che passavi la lingua sui lembi dal sapore così amaro (eppure lo ricordiamo come uno dei gesti più dolci della nostra vita) era troppo tardi.

E che dire del battito di cuore che ti prendeva ogni volta che andavi a imbucarla in una cassetta delle lettere? “Tutte le altre destinazioni”. Un posto lontano, chissà dov’era.

La lettera ci aiuta ad aprirci, magari non è un esercizio esatto. Ci si può dilungare su alcuni avvenimenti apparentemente meno importanti, e saltarne a piè pari altri fondamentali. Però poi alla fine le lettere non mentono mai. In una lettera c’è tutto il tempo del mondo per rispondere alla domanda più difficile di sempre: “come stai?”.

Ecco perché in queste lettere al 2021 tutti ci avete raccontato come state: siamo riusciti a coglierlo – tra le righe – e di questo ci sentiamo molto grati. Perché in fondo anche da un anno come quello che volge al termine si può cogliere qualcosa di positivo. Intanto, che gli anni non vanno maltrattati né accompagnati alla porta con superbia.

Non ci si libera degli anni, semmai si fa spazio a qualcosa di nuovo.

Ma gli anni passati restano a farci compagnia, a ricordarci cosa siamo stati e cosa siamo diventati. Caro 2021, fa che il mio 1998 non sia vano. E nemmeno quel 2017 così così. Ricordami chi sono stato nel 1989 e le cose belle successe nel 1992. Cerca di non escludere nessuno, al resto – te lo prometto – ci penso io.

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