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Da quando Fede non nuota più

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In principio era il calcio lo sport più seguito e a voler essere onesti probabilmente è ancora così. E non necessariamente è una cosa negativa. Ci sono parabole nello sport che però spostano i riflettori, e uniscono proprio lì dove da Nord a Sud cori e fischi assordanti si mescolano negli stadi.

Siamo ad Atene in quello che oggi nei libri di storia è descritto come l’inizio di una delle crisi economiche più prepotenti che l’uomo moderno abbia vissuto. 

I giochi Olimpici sono tornati a casa in un 2004 che ha visto trionfare a Sanremo Marco Masini e Luca Dirisio spopolare in radio con Calma e sangue freddo. Gli echi dei Mondiali di calcio del 2002 per noi italiani ancora fanno male e le Olimpiadi appena iniziate vedono la Grecia presentarsi ai nastri di partenza da campione d’Europa.

Tutto bello, tutto calcio. Ma che noia!

Da qualche tempo tra le stanze dei bottoni del nuoto italiano c’è un nome che risuona forte, e la stagione ordinaria appena conclusa ha visto quel nome fare indigestione di titoli. 

Che chi non la conosceva si ritrovava davanti questa macchina perfetta di nervi e muscoli muoversi in modo armonioso nell’acqua con una consapevolezza adulta fuori dall’ordinario. L’argento olimpico già basterebbe per considerarla un’impresa, se poi ci metti il piccolissimo particolare dei 16 anni ci si rende conto che davanti non si ha un’atleta normale, no. Ci troviamo di fronte alla regina indiscussa del nuoto italiano e mondiale, sua altezza Federica Pellegrini.

Da quel momento in poi, e per quasi 20 anni a seguire, i ragazzi e le ragazze nelle piscine hanno sognato di essere Federica Pellegrini. Lo sport Italiano orfano di Baggio e dopo i mondiali del 2006 di un motivo nuovo per cui gioire, ha trovato in lei il solo appiglio a cui aggrapparsi quando le cose andavano male. Lontano dal calcio e dagli stadi. 

Tutto questo in una donna, protagonista di una disciplina di cui (purtroppo) ci si ricorda solo ogni quattro anni.

Una nuotatrice in grado di forgiare sulle sue orme anche tutte le atlete successive alla sua ascesa. Un punto di riferimento per chiunque.

Una donna che, in quanto tale, ha spesso subito, avendo come sola colpa quella di essere la migliore, le critiche insensate di un movimento sportivo che non la meritava. 

Lei, ineluttabile, ha sempre risposto in piscina, da atleta, mostrando in quelle rare occasioni in cui le è stato concesso di parlare, di avere uno charme e un’eleganza tali da dimostrare, come se ce ne fosse bisogno, il perché ci troviamo davanti alla regina dello sport azzurro. 

Siamo tutti un po’ orfani dopo il suo ritiro. Spaesati in cerca di un qualcosa che sappia colmare il vuoto che solamente le grandi personalità sanno lasciare. In un viaggio da Atene 2004 a Tokyo 2020 durato quattro vasche, quelle che servono a chiudere i 200 stile libero.

L’obiettivo de La Classe di Scrittura e Narrazione sportiva è anche quello di entrare dentro le storie, mescolare la cronaca e le emozioni. Mettere insieme Masini e la crisi economica greca. Con i toni e le modalità tipiche della narrativa, con il rigore e la serietà del giornalismo.

Foto Credits Michiel Jelijs

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