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Non leggete questo post, alto contenuto di Digital PR: potrebbe essere pericoloso!

 

È meglio sparare le cartucce pericolose subito, così non perdiamo tempo e ci capiamo velocemente: gli influencer sono sempre esistiti, le PR pure, non ci stiamo inventando nulla di nuovo. Semplicemente stiamo adattando quello che è sempre esistito contestualizzandolo.

Mi spiego meglio e lo faccio con un esempio: due settimane fa stavo pianificando un viaggio con la famiglia. Sapevo di voler andare al mare, non troppo lontano dall’Italia. Cosa ho fatto per capire dove andare? Mi sono messa in rete, ho studiato attraverso blog e siti, ho chiesto alla mia rete allargata su Facebook e ho deciso che le Canarie erano il posto giusto. Avevo necessità di trovare poi informazioni dettagliate su location, cose da fare, hotel da prenotare e allora ho cercato qualcuno in rete che conosco e a cui “credo”, una persona che ha una reputazione importante per me, una persona che viaggia e che racconta i suoi viaggi in modo serio. L’ho contattata e chiesto diverse informazioni. Questa persona ha un blog, ha il suo seguito, non conta milioni di follower, ma per me le sue parole valgono più della Ferragni (per fare un nome a caso, persona nata come influencer, oggi molto di più).
Credo che mediamente, tutti quelli che hanno confidenza con i social e con internet, si muovano in un modo molto simile al mio. Ma come facevamo una volta, anche solo 20 anni fa? Compravamo le guide, andavamo in agenzia ma, più di tutto, chiedevamo alle persone più influenti e preparate che erano parte della nostra cerchia di amici e conoscenti. Magari a cena con amici una sera si parlava di viaggi, uno diceva che conosceva un amico che era stato proprio in quel posto un mese prima e creava il contatto.

Influencer marketing stat
Secondo la ricerca Tap Influence del 2017, il 40% delle persone ha acquistato un oggetto dopo averlo visto usato da un influencer su Twitter, Instagram o YouTube. Source: Neil Patel

Potrei portare anche mille altri esempi: l’era dei paninari con il Moncler , le Timberland e gli orribili calzini a rombi. Come si diffondevano le mode in quel periodo? Il ragazzo più figo o la ragazza più desiderata erano il tramite per la diffusione di stile e moda: senza andare a scomodare la parola che a molti non piace, possiamo dire che questi ragazzi erano oggetto di emulazione da parte dei pari che desideravano essere come loro e allora, senza esserne consapevoli, o senza essere pagati per farlo, contribuivano alla diffusione e conoscenza di brand all’interno della loro cerchia. Erano degli influencer, diciamolo!

Quello che oggi accade di differente rispetto al passato, è la consapevolezza, è la co-creazione di contenuti volti a costruire la “brand awareness”, cosa che un brand da solo non può più fare.

Un’azienda oggi non può più non dialogare con i suoi clienti: oggi le aziende devono coinvolgere gli utenti/clienti che diventano co-creatori di contenuti. E per fare questo è importante avere una strategia digital con una visione a medio-lungo termine che passi anche attraverso il Digital PR.

Il Digital PR combina le tradizionali PR con il content marketing, i social media e la ricerca: trasformare le notizie statiche in conversazioni e bypassare i media per parlare direttamente al pubblico di destinazione online è fondamentale. Oggi si devono usare i social, i blog, le recensioni e i contenuti non solo per condividere notizie,  ma per creare un “dialogo”, per “collegare” prodotto e utente.
Le notizie possono essere diffuse più velocemente e più direttamente e possono essere indirizzate esattamente a un pubblico target specifico come mai si è potuto fare nella storia: oggi le informazioni possono essere condivise in modo esponenziale con una presenza massiva in contemporanea online e offline e su canali differenti.

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Source: Polkadot Digital

La vita oggi sta diventando sempre più digitale. Molto di ciò che facciamo al lavoro e a casa va online, siamo noi stessi a pubblicarlo e diffonderlo con la tecnologia che guida il cambiamento ad un ritmo davvero accelerato.
In questo ambiente, dove tutto è connesso, i professionisti di PR devono pensare oltre i confini della loro tradizionale educazione. In particolare, è fondamentale che imparino l’arte del design thinking.
Perché? Perché la parola scritta e la parola parlata richiedono grafica, immagini e movimento; il marchio di un’azienda è influenzato da tutti i modi in cui viene rappresentato, espresso e spiegato. Ciò che rende oggi la comunicazione “digitale” è la delicata combinazione di pubbliche relazioni con queste capacità interattive Web e social media – tutti i canali attraverso i quali un’azienda ora ottiene la parola sul proprio marchio.
Ed ecco allora che il lancio di una nuova linea di prodotti oggi va affrontata in maniera sinergica. PR non più come silos, comunicati stampa e relazioni con giornalisti. Oggi l’offline va online, gli Influencer partecipano agli eventi e “raccontano” quello che vivono, e così i loro follower vivono attraverso i racconti l’esperienza, il prodotto e si incuriosiscono, lo cercano, lo condividono. E nasce il dialogo, la co-creazione di storie e narrazioni.

E credetemi, ogni volta che a noi arriva un progetto di digital PR, l’entusiasmo è sempre altissimo perché il nostro modo di lavorare passa attraverso tante azioni: analisi della domanda del cliente, progettazione, scouting degli influencer, conversazioni, nuove relazioni dentro e fuori il progetto stesso. Ed ogni storia è una storia nuova, nulla è mai uguale e raccontare storie, narrare è insito nel nostro modo d’essere umani, non credete?

A maggio avremo due relatori d’eccezione a Bari alla nostra Masterclass: non capita spesso di trovare workshop su questo tema e secondo me l’occasione è davvero speciale. Matteo Pogliani e Vanessa Carmicino hanno due percorsi differenti ma pregni di esperienza e competenza e li abbiamo scelti perché ci siamo messi nei panni di chi vorremmo ascoltare se dovessimo partecipare ad un corso sul tema del Digital PR.

Vi aspettiamo!

 

Photo by Rémi Walle

alessandro

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