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I no che aiutano a lavorare e a vivere bene

 

No. No e poi un altro no. Dire no è più difficile che dire sì. Spesso il sì, quando qualcuno ci chiede qualcosa, è considerata la risposta implicita. Costa fatica dire no. Costa ancora più fatica dire no a noi stessi quando si tratta di abitudini negative consolidate che, proprio perché consolidate, pensiamo sia impossibile ribaltare.

No per il tuo benessere psicofisico

Alcuni no servono a stare bene con se stessi, per stare bene con gli altri ed essere produttivi. Volersi bene è la regola base per trovare il proprio equilibrio.

No al perfezionismo

La perfezione non è di questo mondo. Non chiedere troppo a te stesso e non arrabbiarti quando le cose non vanno per il verso giusto. Il mondo in cui viviamo è un sistema complesso. Il corpo umano è un sistema complesso. Già è un miracolo, a pensarci bene, che sei qui a leggere queste parole. Cercare di migliorare se stessi è positivo. Pensare di non essere mai al giusto livello non lo è. Fai pace con te stesso e accetta i tuoi limiti. In questo senso, invecchiare aiuta.

No alle scuse

Se qualcosa è andato storto non è sempre colpa di qualcun altro. Quando ti capita di essere colto in fallo, ciò che devi fare è ammettere gli errori e, se necessario, chiedere scusa. Prenditi le tue responsabilità e vedrai che ti sentirai meglio. Nell’immediato brucia, ma ti renderai conto che è solo così che potrai crescere e imparare dagli errori di cui sei responsabile. Sbagliare è umano.

No alla spazzatura in corpo

Mente sana in corpo sano. Indulgere in cibo spazzatura, con la scusa (di nuovo!?) che ti devi sfogare, che hai bisogno di qualche coccola, che non hai tempo di cucinare, ti allontana dalla tua forma fisica ideale. Oltre al fatto che patate fritte, gelato, alcolici, dolci contengono sostanze che contribuiscono a farti sentire male. Se proprio devi coccolarti, fallo sul serio. Mangia un frutto o qualche mandorla, fatti un estratto o un frullato, bevi un bicchiere d’acqua fresca. Ti sentirai molto meglio. Falle diventare abitudini, perché queste coccole te le puoi concedere tutti i giorni.

No ai continui rinvii

Non procrastinare è forse il comportamento più duro da modificare. Se procrastiniamo c’è un motivo e spesso c’è una emozione negativa associata a ciò che dobbiamo fare e che ci blocca dall’agire. Il lavoro da fare questa volta è fermarsi e chiederti, dopo che hai rinviato e rinviato, perché non vuoi agire? Cosa c’è sotto che ti frena nell’inconscio? Pensaci 5 minuti e vedrai che troverai la risposta. Renderti consapevole di come funziona la tua mente è già un passo nella direzione giusta.

No al lavoro

L’ambiente di lavoro, dipendenti o freelance, manager affermati o in stage, è uno degli ambiti dove passiamo più tempo e in cui scontiamo di più la consuetudine, secondo la quale dire no ci mette in una posizione di debolezza. I consigli che seguono sono un aiuto alla carriera e non il contrario.

No alla competizione con gli altri

Se c’è qualcuno con cui competere, in ogni contesto, è con te stesso e con nessun altro. Sì, lo sappiamo: la scuola, lo sport sono ambienti in cui siamo stati educati a misurarci con gli altri. Peccato che ognuno di noi sia unico, dal punto di vista fisico e della propria storia personale. Misurarsi con gli altri non ha senso. Men che meno valutare quanto vali in base a quanto guadagni, rispetto alle persone che ti circondano o a modelli che qualcuno ti ha imposto senza che te ne rendessi conto. Compreso questo, vedrai che verrà meno la pressione di essere uguale agli altri, di comprare oggetti di cui non hai bisogno e di dedicare tempo ad attività che non ti rendono felice.

No al lavoro che non è lavoro

Lo smart working, il lavoro online, il poter lavorare ovunque purché connessi hanno finito per inquinare il tempo naturalmente necessario per ricaricarci e dedicarci ad attività fini a se stesse, ma che ci fanno staccare e star bene. Questo non significa affatto rimpiangere ore passate nel traffico o pigiati sui mezzi pubblici, per timbrare un cartellino e faticare a concentrarsi per svolgere un lavoro che nel silenzio della casa richiederebbe la metà del tempo. Rispondere alle email ogni 5 minuti come se stessi chattando, partecipare a riunioni semplicemente per scaldare una sedia, pubblicare contenuti social solo per far sapere che esisti non è lavoro. Il lavoro vero è studiare, ragionare, mettere insieme idee, svilupparne di nuove e produrre conoscenza da condividere con i clienti. Il resto non è lavoro, è tempo perso.

No all’accentramento di responsabilità

Delegare è la parola magica. Più responsabilità ti vengono affidate, più devi essere bravo a delegare compiti e funzioni. Tenere tutto per te, pensando che altri non siano capaci a svolgere alcune funzioni più semplici e che ti portano via più tempo, significa abbassare la qualità del tuo lavoro e non esprimere il tuo vero potenziale. Lascia che siano altri a svolgere mansioni che portano via tempo e hanno meno valore aggiunto. Concentrati su ciò che ti rende unico. Questo consiglio vale a tutti i livelli, non solo per i top manager e gli amministratori delegati.

No nelle relazioni

Circondarsi di persone che ci comprendono e ci permettono di esprimerci per chi siamo veramente è fondamentale per sentirsi connessi e parte di una comunità. Per raggiungere questo obiettivo bisogna avere il coraggio di filtrare e, quando necessario, saper stare soli.

No alle persone tossiche

Ci sono persone che non è bene frequentare. C’è chi ti ha preso per un psicoterapeuta al costo di un caffé e non ti permette di parlare dei tuoi problemi per più di 30 secondi. Altri dicono di volerti bene, ma si comportano continuamente come se tu non valessi nulla, minando la tua autostima giorno dopo giorno. Queste persone e molte altri con un profilo simile non meritano le tue attenzioni e il tuo tempo. Un rapporto di amicizia ha bisogno di un suo equilibrio, altrimenti non è amicizia ma altro. Se si tratta di legami di sangue è necessario lavorare su questi rapporti e, nella peggiore delle ipotesi, ridurne il tempo dedicato. Il tempo che dedichi a persone che tirano fuori il peggio date è tempo che sottrai a chi vuole veramente il tuo bene. Se pensi che non ce ne siano, è il momento di cercarle con maggiore energia.

No al surrogato di relazioni

Un mi piace lasciato su un tuo video su Facebook o su una foto su Instagram non è il segno di una relazione. Il buongiorno mandato o ricevuto su WhatsApp tutte le mattine, senza che a questo si accompagni due passi insieme, un caffé preso al volo o una conversazione telefonica periodica, non è una relazione, ma un surrogato di relazione. Cosa ben diversa da una relazione vera, in cui vederti, comunicare in forma compiuta, confidare problemi, chiedere consigli, abbracciarti, piangere, ridere, scherzare. Sì, in tempo di COVID-19 è tutto più complicato, ma anche questa è una scusa. Sicuro che non avevi gli stessi comportamenti un anno fa? Ci siamo capiti.

No nella vita di tutti i giorni

Le abitudini quotidiane dicono chi siamo e forgiano il nostro futuro. Imparare a dire no ad alcuni piccoli comportamenti fa la differenza nel successo e nel realizzare il nostro potenziale.

No ai social media

A meno che tu non sia un social media manager o che ti occupi di comunicazione per un’azienda o che faccia il giornalista a caccia di tendenze, tutto il tempo che dedichi al social web è troppo. Tempo sottratto ad altre attività più ricche, più utili, più soddisfacenti. Non sono io a doverti dire se ne fai un abuso: basta guardare le statistiche di quanto tempo stai online e il tuo smartphone le traccia già per te. Dire no a prendere il telefono in mano quando ti annoi richiede consapevolezza. Lasciati dire che vivere una vita consapevolmente ha tutto un altro sapore. A volte può lasciare l’amaro in bocca, ma tutto è più intenso e ricco di gusto. Anche annoiarti può diventare uno stimolo a vedere il mondo che ti circonda con una prospettiva diversa. Devi solo provare.

No agli schermi fuori orario

Passiamo così tanto tempo davanti agli schermi che per molti le esperienze reali cominciano a scarseggiare. Non giova di certo avere teatri chiusi, cinema chiusi, palestre chiuse. A volte può essere più stimolante prendere in mano una penna e scrivere o disegnare su un foglio bianco che assistere alla prima della Scala sullo schermo del computer in diretta streaming. Cerca l’esperienza fisica e pratica ogni volta che puoi. Se uno studio scientifico ha trovato una correlazione tra tempo passato seduti davanti alla televisione e riduzione dell’aspettativa di vita, un motivo ci sarà.

No alle cose inutili

Circondarci di oggetti non ci fa essere più felici, anzi. Più ne abbiamo, più siamo noi a gestire loro e la qualità della nostra vita peggiora, invece di migliorare. Lo sa chi ha traslocato almeno una volta in vita sua. Senza considerare poi il tempo che dedichiamo agli acquisti e il denaro che potremmo impiegare in modo più appagante. Se abbiamo già tutto quello che ci serve possiamo concentrarci a godere dei beni che abbiamo e concentrarci sull’esperienza abilitata da ciò che abbiamo.

Per concludere

Dall’imparare a dire no quando è necessario non dobbiamo passare a un più semplice no standard. La risposta alle domande che ci vengono poste o alle opportunità che ci si presentano nella vita di tutti i giorni non devono avere una risposta predefinita. È sbagliato dire sempre sì, quanto dire sempre no. Nel dubbio, prenditi almeno un minuto o meglio ancora dormici sopra, prima di rispondere. Ciò che conta è che la risposta sia convinta e meditata.

 

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Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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