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I vantaggi del lavorare in un coworking virtuale

Su La Circle, ormai da oltre due mesi, ogni settimana sono a disposizione di tutti gli iscritti due sessioni di coworking virtuale. In pratica ogni membro della community può collegarsi con Zoom a una sessione in videoconferenza in cui l’obiettivo non è interagire con gli altri membri, ma concentrarsi ognuno sul proprio lavoro. Vediamo come funziona nel dettaglio e quali sono i vantaggi per partecipare.

Come funziona una sessione di coworking virtuale

L’obiettivo è aumentare l’effetto responsabilizzazione (accountability, in inglese) generato dal prendersi un impegno con un soggetto terzo. La sessione ha inizio con uno scambio di saluti e con la dichiarazione, da parte di ogni partecipante, su quale sarà l’oggetto della propria sessione di lavoro all’interno del coworking. Sul piano psicologico questa dichiarazione è, a tutti gli effetti, un impegno che si prende verso gli altri e per questo ci spinge a essere più determinati nel raggiungere l’obiettivo prefissato.

Alla sessione si partecipa con la camera attiva e con il microfono spento (a esclusione della parte iniziale e finale della sessione), così da sentirsi parte di un gruppo che lavora, come in un coworking, senza il rumore dato dall’ambiente di ognuno dei partecipanti. Il moderatore apre il suo microfono qualche minuto prima del termine della sessione, così da verificare con tutti i partecipanti l’andamento della sessione e permettere a ognuno di condividere il risultato raggiunto, qualsiasi esso sia. Dal momento che chi partecipa sa già in principio che, al termine della sessione di coworking, sarà chiamato a rendere conto di come è andata, questo sapere stimola ulteriormente la produttività e la concentrazione per raggiungere l’obiettivo prefissato.

A una sessione di coworking virtuale si può partecipare anche cominciando dopo l’orario d’inizio previsto o disconnettendosi prima del termine di chiusura concordato. In questi casi, il partecipante entra ed esce a microfono spento, per non disturbare gli altri, usando la chat per salutare e condividere l’oggetto del lavoro della propria sessione. La cam può essere disattivata durante la sessione, se necessario, ma tutti i partecipanti sono invitati a tenerla sempre attiva, così da aumentare l’effetto responsabilizzazione.

I vantaggi del lavorare in un coworking virtuale

Effetto responsabilizzazione. Il motivo principale per cui il coworking virtuale funziona, come testimoniato da decine di partecipanti in decine di sessioni, è l’aumento dell’effetto responsabilizzazione. Se prendo un impegno con me stesso, per qualcosa su cui ho difficoltà a motivarmi, avrò un certo risultato frutto della mia forza di volontà. Se prendo un impegno con un soggetto terzo, per la stessa attività, avrò un risultato superiore. Il coworking virtuale sfrutta questo aspetto della nostra psicologia.

Aumento della produttività. L’avere un appuntamento fissato e un impegno verso terzi attiva meccanismi virtuosi a catena. Molti dei partecipanti si sentono in dovere, seppur non sia in alcun modo obbligatorio, di disattivare le notifiche dello smartphone ed entrare in modalità non disturbare, per tutta la durata della sessione, o di non rispondere alle telefonate in questo arco di tempo. A secondo dell’obiettivo prefissato per la sessione, pratiche che favoriscono la concentrazione si riflettono quasi automaticamente in un aumento della produttività a valle. Questo meccanismo funziona così bene che chi partecipa a una sessione, notandone gli effetti positivi, partecipa con una certa regolarità a tutte le sessioni seguenti o decide di partecipare proprio quando deve lavorare su qualcosa che lo sfida più del solito nell’essere concentrato e produttivo.

Sviluppo del senso di appartenenza a un gruppo. La pandemia e il lockdown ci hanno fatto capire, se non lo avessimo capito già prima, che non possiamo trascurare il nostro essere animali sociali, anche se lavoriamo da casa o se siamo in smart working. Il contatto umano è qualcosa che molti lavoratori della conoscenza sentono mancare, quando lavorano da casa e da soli. Soprattutto se questa modalità di lavoro si ripete per molto tempo, giorno dopo giorno. Partecipare a un coworking virtuale ci fa sentire parte di un gruppo, perché vediamo le facce, perché sentiamo su cosa lavorano. Ciò che succede è che, in testa e in coda, quando c’è l’occasione, si aggiunge una breve conversazione, interagendo sulle curiosità spontanee che nascono dalle dichiarazioni iniziali e finali. Molti degli stessi nomi si incrociano poi all’interno della community e la conoscenza reciproca assume un altro sapore, diventando via via più profonda. I nostri rapporti sociali all’interno della community si rafforzano e cresce il nostro senso di appartenza. Proprio questo senso di appartenenza è alla base di un meccanismo psicologico/sociale/evolutivo che ci fa sentire bene, ci fa sentire accettati, ci fa sentire parte costruttiva e positiva di qualcosa di più grande di noi, ovvero del gruppo di cui facciamo parte e al quale contribuiamo.

La Circle ha due spazi di coworking virtuale attivi ogni settimana: il martedì dalle 14,30 alle 16,00 e il giovedì dalle 10,00 alle 12,00. Per partecipare è sufficiente essere un membro della Circle.

Photo by Scott Winterroth

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.