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Imparare a imparare: 5 consigli per assorbire il massimo di conoscenza

L’aggiornamento (professionale) permanente è una regola del nostro tempo. Chi si ferma è perduto. Vale per tutte le professioni. Vale anche per chi vuole rimanere al passo del cambiamento che stiamo vivendo, a livello sociale, politico, economico. Nuove scoperte scientifiche sono all’ordine del giorno. La conoscenza condivisa, grazie alla rete e al digitale, non è mai stata così accessibile. Ciò non significa però che imparare sia facile e indolore. Le distrazioni sono continue. L’illusione di sapere data dai contenuti snack e dal social web è una minaccia seria. A volte l’offerta è così ampia che preferiamo chiudere tutto e rifugiarci nella zona di comfort di ciò che conosciamo già o che non ci mette in difficoltà.

Questo articolo vuole offrire qualche spunto a chi ha compreso che imparare qualcosa di nuovo, giorno dopo giorno, dovrebbe essere una regola di vita. Qualsiasi siano il formato preferito, l’argomento da approfondire e il tempo a disposizione. L’obiettivo è massimizzare l’energia investita nell’apprendimento. Pronto a partire?

Leggere un libro senza prendere appunti è quasi inutile

Leggere è una buona pratica che, di per sè, ci pone in una condizione di vantaggio rispetto alla maggioranza degli italiani che dichiara di non prendere in mano neanche un libro l’anno. Leggere, in termini di apprendimento, non è però sufficiente. Per far sì che ciò che leggiamo si trasformi in informazioni utili, immagazzinate nel nostro cervello per essere poi associate ad altre informazioni ed essere trasformate in conoscenza, è necessario leggere attivamente.

Leggere attivamente significa prendere costantemente appunti. Sottolineare passaggi che riteniamo importanti. Rielaborare l’idea che abbia colto, con parole nostre. Rivedere queste note al termine della lettura del capitolo o del libro e trascriverle in un file o in un taccuino, per rileggerle e trarre nuove idee originali da scrivere a loro volta. Per questa pratica, l’ideale è utilizzare un metodo di gestione della conoscenza personale (che include la conoscenza professionale) e strumenti che ci aiutano a classificare e ritrovare le idee che abbiamo avuto grazie alla lettura. Il risultato finale sarà una memorizzazione più forte delle nuove idee e una maggiore efficienza nel recuperarle quando ne avremo bisogno.

Lezioni video sì, ma senza distrazioni

YouTube è la manna per chiunque preferisca una lezione video alla lettura di un testo, tenendo conto che il libro è un ottimo strumento per imparare, ma non è perfetto. Il problema di YouTube è che la distrazione è dietro l’angolo: la pubblicità riduce la concentrazione e i video suggeriti dall’algoritmo spesso finiscono per portarci sulla cattiva strada. Meglio farne a meno. Per fortuna che le alternative esistono e sono facili da implementare.

NewPipe è un’applicazione open source e gratuita, per Android, che è possibile scaricare dal sito ufficiale o dall’app store alternativo F-Droid. Un’app leggera, facile da usare, senza fronzoli. Ogni video presente su YouTube può essere visto attraversa questa app. I video si possono scaricare per una visione offline, quando vuoi, oppure si può ascoltare soltanto l’audio (e scaricare il file mp3 corrispondente). Niente pubblicità e niente distrazioni.

Per il desktop, Windows, Mac e Linux, l’alternativa è FreeTube. I vantaggi sono equivalenti a quelli di NewPipe: privacy totalmente tutelata (YouTube non può acquisire alcun dato sulle tue abitudini di consumo), niente pubblicità, possibilità di abbonarsi a tutti i canali che vuoi senza un account Google e i tuoi dati non vanno online. Meglio di così?

Imparare insieme è imparare due volte

I filosofi greci avevano ragione: per imparare meglio, il confronto con altri pari è fondamentale. A tal proposito i media in quanto tali non sono sufficienti: serve un confronto con altri umani. Opportunità e fattibilità lasciano a te la scelta di incontrarli e vederli di persona o utilizzare una webcam e un programma di videocomunicazione.

Il suggerimento è di ricercare tra amici, colleghi e conoscenti persone che abbiano affinità con alcuni degli argomenti che ti interessa approfondire. Analizza cosa avete in comune e qual è il loro livello di conoscenza della materia che vuoi studiare. Con queste informazioni, seleziona i più affini e proponi loro di vedervi per discutere dell’argomento e ragionare insieme su contenuti da approfondire e dibattere in un successivo incontro. Lo spunto può essere un libro che non avete ancora letto, un nuovo documentario sullo stesso tema o una conferenza disponibile in streaming. Scegliete il contenuto che preferite e datevi un appuntamento per parlarne. Replicate l’esperimento, coinvolgendo altri appassionati di vostra conoscenza.

L’effetto collaterale al maggiore apprendimento, con idee che da soli non avresti mai avuto, è che la vostra vita sociale ne trarrà un beneficio immediato. Non male, no?

Non dimenticare le emozioni che provi studiando

Accanirsi nello studiare nel momento sbagliato o forzandosi a voler leggere qualcosa che non ci attira è tempo perso. Molto spesso ciò che ci frena sono le emozioni. Potremmo essere preoccupati da altro e non riusciamo a concentrarci. In altri casi è l’autore o il contenuto specifico che ci ricordano esperienze spiacevoli associate o ci fanno emergere sentimenti legati a periodi traumatici precedenti della nostra vita.

Se qualcosa non funziona, se la testa sta altrove o se qualcosa si muove nello stomaco mentre stiamo studiando, forse è meglio interrompere e chiederci cosa succede. La pratica della mindfulness ci viene in aiuto. Al lavoro o a casa nel tempo libero, essere consapevoli delle nostre emozioni ci permette di conoscere meglio noi stessi e affrontare le zavorre che rallentano il cammino sul nostro percorso. Ignorare le farfalle nello stomaco o stare seduti a rileggere dieci volte la stessa pagina di libro è inutile e controproducente. Meglio alzarsi, fare due passi, meglio se in un ambiente naturale, e chiederci che ci sta succedendo. Affrontare i problemi è una condizione preliminare per risolverli.

Scarsità e pianificazione sono tuoi amici

Chi si trova a studiare per la prima volta nella vita, all’università, o torna a studiare dopo anni dall’ultima esperienza, può faticare a trovare il giusto ritmo e a trovare il momento adatto, in un’agenda già intasata di appuntamento e di impegni, familiari, personali e professionali. Cosa fare?

Se l’apprendimento è veramente considerato una priorità, allora è necessario trovare uno spazio adeguato per avere il tempo da dedicargli. Un impegno con se stessi non basta. Ci vuole pianificazione e rinuncia. Un’agenda, digitale o cartacea, diventa l’alleato numero uno. Se per leggere, annotare e rielaborare quel libro entro un mese servono tre ore la settimane, dobbiamo bloccare tre spazi da un’ora nell’agenda della prossima settimana. Le cose importanti non si lasciano al caso. Se non siamo in grado di garantire e liberare quelle ore, allora è meglio che lasciamo stare subito e ci risparmiamo settimane di frustrazione. In caso contrario, quelle ore vanno fissate e difese con le unghie e con i denti contro chiunque tenti di prenderci quelle ore. A ogni costo. Possibilmente senza spargere sangue. Anche perché la battaglia principale sarà con te stesso e non con altri.

Dare valore al tempo e comprenderne la scarsità ci aiuta non solo a imparare di più, ma a gestire meglio il tempo libero e il tempo lavorativo.

Per concludere

Imparare non deve essere percepito come un obbligo, né come un dovere, ma come un piacere. Possiamo imparare a cucinare una ricetta nuova, a riparare una bicicletta o a conoscere i meccanismi alla base dei mercati finanziari o diventare un (umile) esperto di coronavirus. Nel percorrere questo cammino che in realtà non finisce mai (se non con la morte), ti sentirai più appagato, più consapevole di ciò che stai vivendo e del mondo che ti circonda.

Una vita vissuta con più sapore.

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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