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Narratori di sé stessi e del proprio lavoro: quanto conta diventarlo

Un equivoco aleggia attorno al concetto di storytelling e alla sua applicazione nel marketing online: che consista in un semplice snocciolare storie del proprio lavoro, qua e là nei feed dei social, affinché qualcosa succeda.

La narrazione d’impresa è qualcosa di più articolato, invece, un raccontarsi metodico e organizzato in cui sia chiaro, al narratore innanzitutto, l’obiettivo a cui puntare: valorizzare i propri elementi distintivi, creare cioè condizioni di riconoscibilità e fiducia su cui imbastire rapporti commerciali.

Le storie sono il propellente della strategia.

Un libero professionista, o una piccola impresa, può attingere dalla quotidianità per portarle in scena sul web. Gode di un contesto che è fonte inesauribile di circostanze narrabili, episodi reali di vita con cui il destinatario della comunicazione – il potenziale cliente, in genere – possa misurarsi, identificarsi, riconoscere il carattere e i valori dell’impresa, comprenderne la capacità di trovare soluzioni ai problemi. Cosa non da poco, a pensarci bene: i clienti non comprano servizi o prodotti, ma problemi risolti. O almeno questa è l’intenzione.

Indice

Raccontarsi online, dove?

Ogni media, canale, strumento di comunicazione offre l’opportunità di diffondere spicchi della nostra identità. Lo storytelling parte innanzitutto dalla volontà di raccontarsi, sta a noi trovare il modo per trasformare, ad esempio, un asettico messaggio informativo in un’occasione di narrazione.

Se i feed dei social media sono i luoghi ideali per la narrazione, così come il sito web, anche una mail, l’abstract del profilo LinkedIn e persino un biglietto da visita possono darci un pretesto.

Un esempio di micro-storytelling

Ecco un esempio concreto legato allo storytelling professionale. Guarda come Alessandro Piemontese, co-founder di La Content, dipinge la descrizione di sé:

Alessandro Piemontese // Creative Strategist

In un oceano pieno di rumore cerco di disegnare isole di silenzio. Sempre in costante equilibrio tra poesia e mercanzia. 

Poche parole e l’uso della figura retorica per rompere lo schema della descrizione biografica a cui siamo abituati, più asettica e formale. Non una narrazione completa, ma indizi di una storia più ampia: l’idea di una personalità che si compone, un tassello per volta nella mente di chi incrocerà Alessandro fuori o dentro il web.

I perché del raccontarsi

Tanti sono i vantaggi di impegnarsi ad adottare un modello più autentico e personale rispetto alla comunicazione stereotipata propria della pubblicità tradizionale.

Perché raccontarsi online

Con le storie rassicuriamo.

Attraverso la narrazione diamo all’interlocutore la possibilità di conoscerci, capire come interpretiamo il lavoro, come risolviamo i problemi, quali valori ci contraddistinguono.

Rendiamo semplici concetti difficili.

Le storie esemplificano, conducono l’astratto al concreto, trasmettono valori e sensazioni, attivano immedesimazione, rendono le informazioni comprensibili e le fissano nella memoria.

Richiamiamo l’attenzione.

La narrazione accende l’attenzione perché abbiamo assimilato il valore contenuto nelle storie: sappiamo che, quando qualcuno racconta, ne usciremo arricchiti di un’emozione, la soluzione ad un problema, una nuova conoscenza. D’altronde è attraverso le storie – pensiamo alla Bibbia o alle favole della buonanotte – che abbiamo iniziato a conoscere il mondo, distinguere il bene dal male; attraverso le storie ci misuriamo e troviamo conferma di quale sia il nostro posto nel mondo.

Diffondiamo autenticità.

Il racconto veicola l’identità di chi parla; nella reiterazione coerente di situazioni, azioni, e stile di linguaggio, emergono i valori, i tratti distintivi di chi si racconta. Agevoliamo così la relazione in virtù della presenza costante nei luoghi pubblici (i social) frequentati dai nostri interlocutori: una familiarità che favorisce i rapporti. Non solo: fuori dall’anonimato, godiamo di una posizione privilegiata rispetto ai concorrenti.

Alle storie puoi dare la forma più adatta.

Ci sono tanti modi per raccontare una storia, usando forme via via più appropriate al contesto in cui intendiamo diffonderle. Possiamo usare parole, fotografie, video, animazioni, disegni; possiamo cambiare la prospettiva del racconto, variarne il tono e la sequenza dei contenuti e dare vita ogni volta a qualcosa di diverso. Le storie – se le sai maneggiare – sono un passepartout per ogni circostanza.

E infine, umanizziamo il nostro brand.

Attraverso il web e i social media puoi creare un ponte diretto tra impresa e cliente. Le distanze si riducono e la comunicazione diventa accessibile ed immediata. Con le storie emergono le persone che stanno dietro a un marchio, sia esso un brand internazionale, un nome sull’insegna di un negozio o la targa sulla porta dello studio di un professionista.

E allora… raccontiamoci!

«Il piccolo principe, che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un’apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. […]

E poi, ecco che un mattino, proprio all’ora del levar del sole, si era mostrato. E lui, che aveva lavorato con tanta precisione disse sbadigliando: “Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa… sono ancora tutto spettinato…”»

Inizialmente il nostro racconto potrà assomigliare alla rosa del Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry, un po’ stropicciato, non pronto a rivelare tutta la sua bellezza. Non preoccupatevi e non giudicatevi.

Il percorso è appena iniziato, è solo il principio di una storia che si rivelerà profonda e coinvolgente.

Vorresti, ma…? Prima che tu lo pensi, abbiamo un articolo da consigliarti Trovare il tempo per raccontarsi online.

Photo by Suzy Hazelwood e Markus Winkler.

Fulvio Julita

Fulvio Julita

Co-fondatore di PLUME, Fulvio è ideatore di metodi formativi dedicati al raccontare online: il Metodo dei Cinque Vasi (tecnica di scrittura creativa) e il Metodo SIEPE (per la gestione del piano editoriale). Nel 2020 ha lanciato il podcast EROI.
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