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Scrivere per pensare meglio, tra pratica ed emozioni

Da buon ambientalista, con l’avvento di computer prima e smartphone poi, dai programmi di videoscrittura alle app per prendere appunti in mobilità, per lungo tempo ho promosso un ambiente personale e di lavoro senza carta. Perché consumare pagine e pagine di preziosa carta – vai in un paese veramente povero e vedi quanto può essere rara e preziosa la carta – quando puoi adempiere agli stessi bisogni con una tastiera e uno schermo in digitale? I blocchi per gli appunti, regalati da clienti o accumulati durante eventi e convegni si sono accumulati, a fare polvere, insieme a penne di provenienza varia, mai acquistate. Tutto questo fino a quando ho letto La via dell’artista di Julia Cameron e ho capito che scrivere a mano può assumere una funzione catartica. Abituati a battere su una tastiera o su uno schermo, abbiamo perso l’abitudine a scrivere con carta e penna. Eppure la scrittura è un esercizio utile a processare emozioni, ragionare mettendo nero su bianco, memorizzare ciò che conta e ricordare. Tenere un journal, scrivere di getto tre pagine la mattina possono essere pratiche che ci ridanno il piacere di tenere una penna in mano e tornare a scrivere, con l’effetto per niente secondario di sentirci meglio, comprendere meglio le nostre emozioni ed essere meno stressati, più felici e più organizzati.

Le 3 pagine del mattino per processare le emozioni

La via dell’artista è un libro scritto per i creativi che si trovano ad affrontare il blocco dello scrittore, con perdita di fiducia in se stessi e carenza di idee. Uno dei primi suggerimenti, di un percorso ricco di esercizi nell’arco di varie settimane, è di prendere l’abitudine, di prima mattina, a scrivere di getto 3 pagine di un quaderno. L’idea è di prendere in mano la penna, ripensare alla giornata appena trascorsa e scrivere come ci sentiamo in relazioni agli ultimi eventi passati. Abbiamo incontrato un amico e l’incontro ci ha reso felici o ci ha fatto pensare a qualcosa di specifico? Non abbiamo incontrato nessuno e ci sentiamo soli e incompresi? Siamo andati a cena dai nostri genitori e ne è nata una discussione che ci provocato emozioni forti? C’è una preoccupazione che continua ad assillarci e ci distrae continuamente? Oppure ci sentiamo felici, realizzati, perché abbiamo appena trascorso una giornata come non ci capitava da tempo? Scriviamo tutto quello che ci passa per la testa, senza filtro, senza correzioni, così come ci viene in mente. Un flusso di coscienza in cui le emozioni che ci sovvengono vengono riportate su carta, analizzate, processate, elaborate.

Lo scopo è di ripensare alle emozioni che abbiamo provato e scriverle. Nello scriverle, il nostro cervello si libera delle emozioni negative, dandogli uno sfogo, e registra le emozioni positive a cui non aveva forse dato il giusto peso fino a quel momento. Completate le 3 pagine – che possono essere anche di più, se il flusso che scaturisce dalla giornata precedente è molto più copioso – l’effetto finale è cominciare la giornata sentendoci maggiormente in controllo delle nostre emozioni, liberi dal peso che possono aver accumulato. Se non è successo niente di particolare, possiamo limitarci a scrivere cosa è successo, chi abbiamo incontrato, se tutto è andato come ce lo aspettavamo oppure no. Eventuali emozioni rimaste sotto traccia finiranno per emergere. Se non subito, certamente con un po’ di pratica. Nota importante: le 3 pagine, subito o al termine del quaderno utilizzato, sono pensate per essere distrutte e non per essere archiviate. Non c’è alcun beneficio nel rileggere le stesse pagine, né subito, né a distanza di giorni o settimane. Per documentare c’è un altro strumento: il journal.

Il journal per tracciare ciò che conta

Il journal non è un semplice diario del giorno, ma un riepilogo di ciò che conta per te, da curare una volta al giorno, tutti i giorni. L’ideale è inserire questo esercizio nella routine del mattino, prima di andare a lavorare e cominciare la giornata oppure, se cause di forza maggiore lo impediscono, scrivere nel primo momento libero, a qualsiasi ora. Un taccuino e una penna scorrevole sono gli unici strumenti necessari. Lo scrivere a mano è tutt’altra cosa rispetto a scrivere battendo su una tastiera o sullo schermo touch. Nello scrivere a mano il cervello memorizza molto di più rispetto a ciò che stiamo scrivendo ed è più concentrato su ciò che stiamo facendo. Cosa tracciare?

Il mio suggerimento è di dividere il contributo quotidiano in due parti: l’analisi della giornata appena passata e la pianificazione della giornata che è appena cominciata o sta per cominciare. Due parti complementari, che aiutano a non perdere nulal di importante di quanto è trascorso e di quanto c’è da fare. A differenza delle 3 pagine del mattino, queste pagine sono scritte per essere archiviate e recuperate in un momento successivo, a distanza di settimane o di anni. Per questo sarebbe bene ricominciare con un nuovo taccuino all’inizio di ogni nuovo anno, per facilitarne l’archiviazione e il recupero. Il mio contributo sul giorno appena passato, con l’obiettivo di tracciare le mie passioni più importanti, è così suddiviso:

  • La giornata: riepilogo sintetico dei fatti più rilevanti, incluse le persone che abbiamo visto o sentito, come ci siamo sentiti fisicamente e mentalmente, eventi a cui abbiamo partecipato, fatti che hanno influenzato la nostra giornata;
  • 6 parole: una sintesti della giornata in 6 parole, utile a realizzare, giorno dopo giorno, una sintetica autobiografia della nostra vita. Esercizio utile anche a riflettere su ciò che ha veramente segnato la giornata;
  • Ho imparato: cosa hai imparato ieri. Un pensiero letto in un libro, un’esperienza che ti ha fatto riflettere, qualcosa che ti ha detto una persona o, più semplicemente, una nuova ricetta che hai testato o un insegnamento che hai appreso. L’obiettivo è stimolarci a imparare qualcosa ogni giorno o quanto meno cercare di farlo;
  • Ho visto: per un cinefilo come me, questo è un modo per tracciare i film visti e stimolarmi a vederne di più. Per un appassionato di cucina potrebbe essere “Ho cucinato” e per altri, altre cose;
  • Ho letto: il libro che stai continuando a leggere, per prendere l’abitudine di leggere su base quotidiana, senza dimenticarsi di scrivere il libro finito ieri e che cosa ti ha lasciato.

La seconda parte, quella della giornata che deve cominciare, è divisa in tre sezioni:

  • Mi sento: un bilancio del proprio stato d’animo attuale (positivo o negativo, rabbia o frustrazione, felicità o paura) e di cosa l’ha causato negli eventi successi nelle 24 ore precedenti. Un modo per chiederti come stai e fermarti un attimo a pensare perché ti senti così. Aiuta a fare i conti con le proprie emozioni e a essere, di riflesso, più sereni;
  • Faccio: il programma della giornata, illustrato in poche righe, ricordando tutti gli appuntamenti più importanti previsti, tra cui eventi a cui partecipare, cose importanti da fare, persone da vedere o da chiamare;
  • 1 cosa: la cosa più importante da fare oggi, meglio se da fare per prima, così non ci pensi più.

Il bullet journal per sintetizzare cosa fare e cosa hai fatto

Se il journal può essere curato una volta al giorno, il bullet journal è un journal per chi ha poco tempo. Si può tranquillamente affiancare un bullet journal a un journal, facendo sì che il secondo sia la versione più narrativa del primo. Il bullet journal è un metodo sviluppato da Ryder Carroll per appuntarsi, in un taccuino da tenere sempre con se, tutto ciò che conta per punti (bullet in inglese). I contenuti da registrare sono di 3 tipi:

  • task: equivalenti alle cose da fare. Si usa il simbolo del pallino, che viene barrato in modi diversi a seconda se l’attività è stata poi svolta, rinviata o delegata;
  • eventi: cosa c’è in agenda per la giornata. Il simbolo è quello di un cerchietto;
  • Note: pensieri, fatti, persone viste, attività da tracciare. Tutto quanto ha segnato il giorno è inserito, punto per punto, con una lineetta.

Il tutto è preceduto dalla data del giorno. Ogni singolo punto può essere personalizzato con schemi più sofisticati, per l’utente più avanzato. Il mio consiglio è di cominciare la mattina, inserendo le cose da fare e gli appuntamenti della giornata, per rimpolparli poi durante la giornata, manao a mano che emergono novità, insieme alle note sulle attività svolte o sui momenti topici. Se non porti il taccuino con te, dovresti prenderlo in mano prima della fine della giornata, per scaricare tutte le informazioni sulla giornata: aggiornare le attività svolte e quelle rinviate, inserire note su pensieri, momenti importanti o idee nuove.

Il bullet journal è un taccuino pensato per essere conservato e a cui riferirsi come spazio dove trasferire le idee da ricordare. In genere contiene una sezione mensile e settimanale dove andare a pianificare gli eventi o i task importanti che non si programmano di giorno in giorno. Il libro Il metodo bullet journal (Mondadori) è un ottimo punto di partenza per approfondire e cominciare, dopo essersi dotati di un taccuino qualsiasi, meglio se tascabile, e una penna. Per chi proprio non può fare a meno del digitale, ovviamente esiste una versione in forma di app.

Come trovare il tempo

Lo scrivere a mano richiede tempo, ma ripaga abbondantemente in termini di maggiore controllo delle proprie emozioni e della propria vita. Svolgere gli stessi esercizi in digitale è possibile, ma non genera lo stesso risultato. Come trovare questo tempo? Bisogna far diventare una priorità il proprio benessere mentale e il raggiungimento dei propri obiettivi, invece di essere in balia degli eventi e della quotidianità. Il mio consiglio personale è andare per gradi e cominciare con le 3 pagine del mattino, subito dopo colazione. All’inizio potrebbe essere anche una. Lascia carta e penna sul tavolo della cucina la sera prima, così che non ti dimentichi e che il processo sia facilitato. Con l’abitudine, puoi arrivare alle 3 pagine e magari cominciare a sperimentare il journal o il bullet journal.

Buona scrittura, con carta e penna.

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.

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