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Fuoco e fiamme Stipe

Cosa troverai in questo articolo

Spesso ci si dimentica che lo sport non è nient’altro che il susseguirsi di storie di donne e uomini che hanno semplicemente dedicato la propria vita a una passione.

Le storie però, quelle belle, bisogna saperle cercare, avere la capacità di inseguirle anche dall’altra parte del mondo, se necessario.

Quella di Stipe Miocic, ad esempio, parte dalla Croazia e arriva a Euclid, in Ohio. 

È la storia di un uomo che oggi è considerato tra i pesi massimi più forti di sempre nelle Mixed Martial Arts, un uomo che ha stabilito il record di difese del titolo in UFC, un uomo che ha segnato il record di colpi messi a segno in un unico incontro. Un uomo che sembrava destinato al baseball e alla Major League e che invece ha girato il mondo grazie alle arti marziali.

Mi vien da sorridere se penso che fino a una decina di anni fa le MMA nell’immaginario collettivo non erano considerate nemmeno uno sport mentre oggi abbiamo atleti italiani riconosciuti globalmente come star internazionali che competono ai massimi livelli nelle più prestigiose promozioni.

Atleti che presenziano in prima serata nelle più importanti emittenti televisive. Atleti che hanno dimostrato cosa significa fare sacrifici nello sport andando a lottare in capo al mondo e tornando in patria a divulgare i verbi che contano veramente per chi pratica sport: dedizione, impegno, rispetto.

Torniamo a Stipe. Una lotta in grado di tenere testa a un olimpionico come Daniel DC Cormier e uno specialista come Werdum al quale ha strappato il titolo, una boxe solida e pronta a mandare KO in un attimo lottatori da 100 e più chili.

Eppure tutto questo non gli basta. Appaga il Miocic atleta, certo. Il Miocic uomo però ha bisogno di più, necessita di fare qualcosa per la comunità che lo ha cresciuto e sostenuto sin dai primi passi, ed è qui che lo sport incontra la narrazione e la realtà diventa epica.

Stipe Miocic ha scritto la sua storia portando la cintura di campione del mondo stretta in vita sopra l’uniforme da vigile del fuoco, affrontando le fiamme e il fuoco con la stessa determinazione, disciplina e rispetto che da sempre lo hanno contraddistinto nell’ottagono.

Ha toccato con mano la gloria, ha sentito palazzetti interi urlare il suo nome, ha visto il suo conto in banca arricchirsi di zeri ma non ha abbandonato il servizio come paramedico e vigile del fuoco. Anche quando le braccia pesavano e sul viso portava i segni dei colpi subiti. 

Anche quando chiunque altro si sarebbe semplicemente goduto il meritato successo lui era lì, in caserma e poi in giro per la città. E se anche il Batman di Tim Burton ha affermato che non tutti gli eroi indossano una maschera noi non possiamo fare altro che credere, in Stipe. Crederci, nei valori dello sport radicati nell’animo di un atleta straordinario e di un uomo ancor più grande.

Storie di donne e uomini che sconfinano dalla semplice lettura dei cartellini. Lo sport è lì dove arte, letteratura, giornalismo ed epica si incontrano. Lì dove la scrittura diventa un gesto tecnico, come il montante di un pugile: mai estetica fine a se stessa, ma colpo funzionale a rendere un’insieme di eventi pura narrazione.

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Photo by Erik Drost

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