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Riconoscere e coltivare i propri Talenti: Intervista a Luisa Ruggiero

La scorsa settimana abbiamo iniziato il nostro viaggio nel mondo de La Circle Premium intervistando Luca Conti, moderatore delle stanze “Crescita Personale”, “Gestione del Tempo” e “Lavorare da Freelance” che ci ha spiegato come il miglioramento non sia perfezionismo fine a se stesso, ma un modo di vivere, per esprimere le nostre potenzialità al meglio, qualsiasi esse siano. Questa volta è il turno di Luisa Ruggiero, Talent development e Career coaching, moderatrice della stanza dedicata allo sviluppo professionale.

D: Luisa, ne La Circle sarai moderatrice della stanza “Crescita Professionale”. Cosa si potrà imparare dal tuo percorso?

Mi piace pensare alla mia stanza come ad un laboratorio esperienziale dove, insieme alle persone interessate al tema, si possa costruire uno spazio per riflettere su se stessi e sul proprio percorso professionale pensando al suo sviluppo futuro. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e, la pandemia, ha accelerato questa evoluzione in modo esponenziale. É fondamentale interrogarsi sulle nostre competenze e su quali di queste vogliamo lavorare. Individuare i propri talenti e coltivarli è quello che mi piacerebbe riuscissimo tutti a fare nella stanza che modererò.

D: Quali sono gli obiettivi della tua stanza tematica?

Individuare i propri talenti e coltivarli, questi sono i due grandi obiettivi che ha la stanza. Sono tantissime le persone che in questo momento storico si sono dovute re-inventare per una molteplicità di motivi, e non è un processo facile né tantomeno scontato, così come ci sono persone che vogliono cambiare lavoro ma non sanno da dove cominciare. In quasi 20 anni di lavoro all’interno di contesti multinazionali come HR ho imparato quanto sia importante aggiornarsi continuamente, non pensare mai di essere arrivati. Perché il mondo evolve e le conoscenze e competenze devono evolvere di pari passo. Oggi il mondo del lavoro non è più orientato unicamente alla ricerca di competenze tecniche, ma guarda maggiormente a quelle cosiddette “ soft”. Il motivo è semplice: una competenza tecnica la posso comprare, affittare in ogni momento e la competenza tecnica da sola mi serve poco se voglio integrarla in un contesto lavorativo dinamico come quello che stiamo vivendo. Oggi il tecnicismo, senza una buona dose di competenze soft o trasversali, non ha mercato.  Ma non tutti riescono a capire come “evolvere” e rendersi visibili, per cui nella stanza cercheremo di orientarci in questo complesso mondo della crescita professionale per capire cosa succede e come muoversi.

D: Perché secondo te ci si dovrebbe confrontare regolarmente con un buon Career coach?

Non credo che il confronto con un Career coach debba essere necessariamente pensato come un percorso regolare. L’obiettivo del Career coaching è di supportare le persone a migliorare la propria carriera lavorativa per raggiungere i risultati prefissati, aumentando soddisfazione e felicità. E in quanto tale non lo vedo come un percorso a lungo termine, ma piuttosto legato alla gestione del cambiamento, e quindi legato ad un momento specifico. Un percorso di career coaching dovrebbe consentire alle persone di potersi poi misurare da sole con il cambiamento e ricorrere al coaching di nuovo solo se ci si sente che le azioni messe in campo non stanno dando i frutti sperati.

D: Perché il mercato del lavoro del futuro avrà bisogno crescente di Career coach?

Il Career coach è stato percepito fino a poco tempo fa, soprattutto qui in Italia, come un professionista che poteva aiutare soltanto i top manager. Ma non è assolutamente cosi. Anzi! Credo che tutte le persone che hanno voglia di cambiare il proprio percorso professionale, perché non soddisfatte, possano misurarsi con un Career coach. Ed il motivo risiede proprio in quello che ho detto prima: viviamo in un mondo in costante cambiamento e seguire questo cambiamento cercando di orientarsi al suo interno non è affatto facile. Per cui chiedere aiuto a qualcuno che, invece, ha le competenze e l’esperienza per farlo credo sia non solo legittimo ma utilissimo.

D: Ogni persona è diversa: come si adattano i consigli sulla carriera a storie e caratteri molto diversi tra loro?

Non esiste una formula magica applicabile a chiunque. Siamo tutti diversi e con talenti diversi. Per cui i consigli non si adattano a tutti. Io intravedo solo ed esclusivamente percorsi personali. Poi, per carità, esistono consigli utili a tutti come possono essere quelli legati alla creazione e scrittura di un CV o di una lettera di presentazione. Ma i consigli di questo tipo non sono consigli di un Coach quanto di un Mentor. Approfitto per fare un distinguo molto veloce e semplice tra la figura del Coach e quella del Mentor: il coach non ti da risposte ma ti aiuta a trovarle, mentre il mentor (in qualità di esperto di un argomento specifico) ti direziona verso le azioni da compiere per risolvere un determinato bisogno.

D: Come funziona l’aiuto che un Career coach dà al suo cliente?

L’obiettivo principale del Career Coach è di comprendere le esigenze, gli obiettivi, i desideri, le capacità e le competenze del suo cliente. Tutto questo si fa attraverso un’analisi strutturata del profilo che consente di definire quali sono le possibilità verso cui muoversi. Chiaramente il Career Coach deve essere una persona che ha una conoscenza profonda del mercato del lavoro e dei suoi meccanismi. Fatto questo primo passo, l’obiettivo e’ di aiutare il cliente a diventare consapevole delle proprie potenzialità’, in modo tale da pianificare il percorso di carriera da seguire dentro l’azienda in cui lavora o al suo esterno. Questo significa accompagnare il cliente a diventare protagonista della propria vita professionale aiutandolo nel raggiungimento dell’obiettivo prefissato attraverso una serie di azioni anche pratiche come: elaborare un cv efficace, gestire il personal branding, prepararsi per un colloquio e tanto altro.

D: Il lavoro di un Career coach riguarda solo il consigliare il meglio per la carriera lavorativa oppure è utile anche per inserire ed adattare quella carriera in un contesto (città, famiglia, figli, altre esigenze) con cui si devono raggiungere compromessi?

La vita lavorativa e la vita personale non possono essere considerati come due comparti stagni che non  hanno alcun tipo di collegamento, per cui si, nel lavoro che ti ho descritto rientrano anche i desiderata e la contestualizzazione del professionista. Un percorso professionale non può essere disegnato escludendo i desideri e bisogni privati.

D: Perché la gestione dei talenti individuali aiuta a costruire organizzazioni eccellenti?

Grazie per questa domanda, mi fa piacere rispondere visto che sono quasi 20 anni che mi occupo di questo tema. Nella mia lunga esperienza in contesti unicamente multinazionali, il tema della gestione dei talenti e’ sempre stato centrale. Il talento è quella cosa che ti viene bene senza un grande sforzo, questa è la mia definizione di talento. Per cui se l’azienda riesce a farti individuare questo, ne trae un grande vantaggio perché il tuo talento le permetterà di essere competitiva sul mercato.  Se poi parliamo di High potential, parliamo di un altro mondo: in ogni azienda si cercano di  individuare chi sono le “punte di diamante” diciamo così, ossia quelle persone che hanno tanti talenti e che sono particolarmente abili nel loro lavoro. Queste figure sono generalmente in numero ridottissimo e sono importanti da individuare perché potrebbero essere i leader aziendali in futuro. E in quanto tali quindi devono essere “curati” e trattenuti in azienda.

D: Perché il talent management è utile all’azienda?

Partiamo da una domanda: il Talent management è solo un altro di quei fastidiosi termini delle risorse umane, giusto? Sbagliato. La gestione dei talenti è l’impegno di un’organizzazione a reclutare, assumere, mantenere e sviluppare i dipendenti più talentuosi disponibili sul mercato del lavoro. 

Quindi partendo da questo presupposto possiamo capire quanto il Talent management sia strategico per un’organizzazione in quanto, senza avere le persone giuste nel posto giusto nel momento giusto, perderebbe il suo vantaggio competitivo. 

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