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Lavorare con lentezza per vivere meglio

Pur seduti alla scrivania, siamo sempre di corsa. Scrivi una email, condividi un link sui profili social, controlla una notifica sullo smartphone, rispondi a un messaggio istantaneo, vai a vedere una notizia che ti è stata condivisa, la commenti brevemente su Twitter, noti chi ha condiviso un tuo commento di ieri, rispondi a una telefonata, ti metti a scrivere un articolo o un documento, ti ricordi di segnalare un video a un collega. Guardi l’orologio e il tempo è passato senza che tu te ne sia neanche reso conto.

Il risultato finale è che ti senti stanco, frustrato, improduttivo, scarico. Ti sembra che gli eventi si susseguano e che tu cerchi invano di rincorrerli, senza avere mai il controllo della situazione. Se questa situazione ti è familiare, fai un bel respiro e sappi che si può lavorare diversamente e riconquistare la serenità perduta, cominciando da qualche piccola nuova abitudine da implementare nella tua routine lavorativa. Non saranno abitudini risolutive, ma saranno certamente un contributo nella direzione giusta.

La lentezza come atto di resistenza

In un mondo che gira vorticosamente, rallentare può sembrare una follia o un lusso. In realtà è un atto di testimonianza e di resistenza. Testimonianza sul fatto che si può lavorare diversamente, non considerare lo stress come una malattia inevitabile – con tutte le conseguenze negative sull’umore e sulla salute psicofisica che ormai conosciamo bene, anche se spesso le ignoriamo – e che si può continuare a essere creativi e produttivi. Resistenza perché seguire un percorso inconsueto e controcorrente può essere visto da colleghi e clienti come una critica implicita al loro stile di vita o un atto eroico.

Rebecca Solnit sostiene che la lentezza sia un atto di resistenza, perché crea spazio per momenti ed esperienze che non possono essere né misurati, né comprati. In un mondo digitale in cui i dati sono considerati il nuovo petrolio e il fulcro intorno al quale generare valore, fermarsi e rallentare diventa rivoluzionario. Il bello è che questa rivoluzione è alla portata di ognuno di noi. Per cominciare basta soltanto fermarsi un attimo e prendere consapevolezza del proprio modo di vivere e di lavorare.

10 secondi per agire consapevolmente

Un esercizio semplice, utile ad acquisire consapevolezza rispetto al proprio essere e al proprio sentire – come ti senti? cosa vuole comunicarti il tuo corpo in questo momento? che emozioni stai provando? – è di ritagliarti durante la giornata delle brevi pause di 10 secondi. Ogni volta che attraversi una porta (o che prendi il telefono in mano o per altre azioni ripetute nella giornata) fermati e rifletti, come in un atto meditativo, e fatti alcune brevi domande di controllo: dove sono? dove sto andando? come mi sento? Nel caso del telefono preso in mano, le domande potrebbero essere: perché ho preso il telefono in mano? è proprio necessario? adesso è il momento giusto?

Porsi queste domande è utile ad agire consapevolmente. Non correre da una parte all’altra o navigare tra app, contenuti e messaggi come una risposta automatica. Ripetere questo esercizio durante il giorno ti permette di renderti conto quando hai la testa altrove e agisci impulsivamente o se dentro di te c’è un malessere che si manifesta ma al quale non hai ancora dedicato la necessaria attenzione. Questo fa la differenza tra correre sulla ruota del criceto, in balia degli eventi, e comprendere quello che stai facendo e perché.

C’è un mondo fuori dalla finestra

Chi lavora in un ufficio (casalingo, oggi per molti), seduto alla scrivania, ha un vantaggio nell’alzarsi ogni tanto, sgranchirsi le gambe, bere un bicchiere d’acqua, distrarsi, fosse anche per 5 minuti. A questa piccola pausa può essere aggiunto uno sguardo al cielo, attraverso la finestra. Gli esperti di salute in ambiente di lavoro lo consigliano per permettere ai tuoi occhi di riposarsi e di mettere una fuoco una distanza diversa da quella del tuo monitor.

Il mio consiglio, non solo mio, è di notare come il cielo, soprattutto nella mezza stagione, cambia ogni giorno o quasi. Nota le diverse nuvole che si affiancano o i diversi stati del tempo meteorologico. Prendi il tuo smartphone e scatta ogni giorno una foto al cielo, dalla stessa posizione. Da una settimana o un mese scorri la galleria con tutte le immagini che hai scattato e nota come le tue giornate, apparentemente tutte uguali e monotone, sono tutte diverse. Non fosse altro per lo spettacolo del cielo sopra di te.

Questo esercizio ti aiuterà ad apprezzare di più le piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta, anche nel centro di una grande città d’inverno, chiusi per il lockdown.

Tutto comincia da un desktop tranquillo

La pace e la tranquillità sono favorite da un ambiente che le promuove. Una pratica del minimalismo che applico da anni e avere una scrivania sgombra, con un numero limitato di oggetti. In questo momento, sulla mia scrivania trovano spazio un computer portatile, una tastiera, un mouse, un monitor e un blocco di appunti con una penna. Niente altro che mi distragga o che mi impegni la vista. Analogamente si può agire sul desktop del computer. Via tutti i file che dovrebbero trovare posto in cartelle dedicate e su cui non stai lavorando. Meno file che ingombrano la vista, più veloce sarà l’avvio del computer.

Un’altra facile aggiunta è uno sfondo minimalista che contribuisca a personalizzare il tuo spazio e, allo stesso tempo, ricordarti della tua scelta di lavorare con lentezza e con consapevolezza. Single desktops ne offre per tutti i gusti, gratis e di grande impatto visivo.

Email: una volta la mattina, una il pomeriggio

La posta elettronica è una delle pratiche che genera maggiore stress e frustrazione, soprattutto per chi lavora in un’azienda e collabora con un gruppo di colleghi. Nessuno vorrebbe essere ricordato con un effige sulla propria lapida che ricorda come il defunto, in vita, rispondeva alla posta elettronica con tempestività, a tutte le ore. Se ne conoscessi uno, presentamelo. Per tutti gli altri suggerisco un altro atto di resistenza, praticato perfino da amministratori di grande aziende tecnologiche: rispondere alle email in limitati momenti della giornata.

Un punto di partenza potrebbe essere quello di attivare una risposta automatica che ricorda a chi ti scrive che il tuo uso dell’email comprende un controllo la mattina e uno al pomeriggio (o alla sera). Per riscontri urgenti, veramente urgenti, c’è il telefono. Superato l’effetto straniamento, i tuoi interlocutori cominceranno a capire che molte delle email che ti mandavano prima erano inutili e si potevano risolvere con una breve telefonata o con una risposta qualche ora dopo, evitando un botta e risposta tendente all’infinito.

Intenzionalità e difesa dei momenti in cui serve concentrarsi. La prima ci rende consapevoli di ciò che stiamo provando e vivendo, con immediati benefici sul benessere mentale, prima che fisico. La frustrazione si riduce, se non si azzera del tutto. La seconda è l’arma segreta per lavorare veramente e produrre il lavoro per cui sei qualificato e valorizzato (e pagato, spero per te).

Per concludere

Cambiare stile di vita e modo di lavorare è possibile, a partire dalle piccole abitudini quotidiane, che fanno la differenza nel lungo termine. Noi siamo gli atti che ripetiamo giornalmente. Prova a cambiarne anche solo qualcuno e vedrai come in poco tempo cambia la tua vita. In meglio.

 

Photo by Pascal van de Vendel on Unsplash

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Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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