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Cambiare abitudini

Il potere delle (buone) abitudini è quasi magico: svolgiamo attività non banali con scioltezza, senza neanche pensarci e con ottimi risultati. Questa magia richiede però un investimento iniziale, ovvero un investimento di energia e di attenzione per far sì che un nuovo comportamento diventi parte di noi, da diventare automatico. Ovvero, un’abitudine. Capire come funziona il cervello è essenziale per usare questa conoscenza a nostro vantaggio e far sì che i buoni propositi diventino buoni comportamenti, senza eccessivo sforzo.

Il ciclo delle abitudini

Ogni abitudine, positiva o negativa che sia, si compone di un ciclo in quattro fasi, diviso in due stadi. Segnale e desiderio fanno parte dello stadio del problema. Risposta e gratificazione fanno parte dello stadio della soluzione

Stadio del problema

Ogni abitudine inizia con un segnale. È il grilletto che avvia tutto il meccanismo mentale che porta a svolgere un’azione (quasi) senza pensarci. Se l’uomo primitivo si attivava quando sentiva la presenza di acqua, cibo, sesso, oggi i segnali che ci stimolano ad agire sono più sofisticati e comprendono il denaro, il potere, lo status, la fama o qualche altra personale soddisfazione.

Il segnale è il primo passo che conduce al secondo: il desiderio. Se non desideriamo qualcosa, va da sé che ignoriamo il segnale e questo non ci induce in alcun’azione. Il desiderio rappresenta la pulsione, la motivazione. Desideriamo qualcosa, quindi il segnale non fa altro che attivare il desiderio che abbiamo già, più o meno latente, più o meno conscio. Lavare i denti non è un fine, ma un mezzo per raggiungere l’obiettivo di avere la bocca pulita. Il segnale giusto, per chi ha un desiderio specifico, suona come una campanella che ci invita a compiere un’azione. Da qui il passaggio successivo: ora che abbiamo un problema, passiamo a risolverlo.

Stadio della soluzione

La soluzione è divisa in due ulteriori parti: la risposta e la gratificazione finale. La risposta è l’azione o il pensiero che costituisce l’abitudine vera e propria. Non è a costo zero, quindi c’è un attrito da vincere, uno scalino da superare. Se lo scalino è troppo alto, l’abitudine fa fatica a instaurarsi, a meno che la nostra motivazione sia particolarmente alta e forte.

La risposta è il passo necessario a chiudere il cerchio e a raggiungere la gratificazione. La meta finale: ottenere soddisfazioni o imparare qualcosa. Il desiderio viene soddisfatto e non è più una nostra preoccupazione, almeno temporaneamente, finché l’effetto della gratificazione non viene meno. Oltre tutto la gratificazione agisce anche a livello cerebrale: la nostra mente impara che quel desiderio si può soddisfare (gratificazione) con quella risposta. ogni qual volta scatta il segnale, la mente sa già cosa fare per raggiungere la gratificazione. Questa risposta automatica (o quasi) è proprio l’abitudine che abbia instaurato.

Le quattro leggi del cambiamento (di comportamento)

Per sfruttare questo meccanismo a nostro vantaggio e attivare una nuova (buona) abitudine si può agire su ognuno dei quattro passaggi, cercando di evidenziarne le caratteristiche che ne aumentano il potere nel generare una risposta automatica del nostro cervello, così da goderne i benefici con meno resistenza.

Fa in modo che il segnale sia evidente

Più il segnale è evidente, più sarà facile coglierlo per il tuo cervello. Vuoi andare a fare una corsetta come prima cosa la mattina, appena svegliato? Prepara calzoncini e maglietta a fianco al letto la sera prima. Appena ti alzi sarà evidente il segnale che è il momento di andare a correre.

Fa in modo che il desiderio sia attraente

Il desiderio è più attraente se lavoriamo di conscio e inconscio. Fai parlare il te futuro che trae beneficio, giorno dopo giorno dalla tua nuova abitudine. Fatti dire come si sente e quali conseguenze positive ha generato il nuovo comportamento. Prova a sentire, vivere questo beneficio con l’immaginazione. Percepisci già la gratificazione che ti aspetta?

Fa in modo che la risposta sia facile

Se per fare esercizio fisico devi prendere l’auto, guidare per 30 minuti, attendere l’apertura della palestra, attendere il tuo turno per usare gli attrezzi, va da sé che il tutto è complicato abbastanza da farti passare la voglia dopo poche volte, a meno che la motivazione sia altissima. Mettere le scarpette, uscire di casa e correre è una risposta molto più facile. Attrito prossimo a zero. Dovendo cominciare a muoverti, la seconda opzione costituisce una risposta più facile e immediata.

Fa in modo che la gratificazione sia soddisfacente

Più la gratificazione è soddisfacente, più l’abitudine sarà facile da attivare. La tua mente e il tuo corpo saranno super motivati perché non vedono l’ora di raggiungere la gratificazione che li aspetta, una volta che risponderanno al segnale. Ciò purtroppo vale all’inverso per cambiare abitudine: se mangiare (troppo) ci fa sentire bene nell’immediato, bisogna agire per ridurre la gratificazione o sostituirla con un’altra che generi soltanto benefici.

Cambiare abitudini richiede tempo e impegno ma non è impossibile. Prendere consapevolezza di ognuna delle quattro fasi è essenziale per sfruttarle a nostro vantaggio. Questo tema, legato alla crescita personale e alla crescita professionale è sviluppato all’interno di La Circle, la community premium di la Content. Clicca sul bottone per saperne di più e iscriverti.

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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