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Il lavoro come opportunità per ritrovare se stessi

La ricerca di un equilibrio per vivere bene la nostra vita non può prescindere da una riflessione sul tempo passato a lavorare, anzi. Il lavoro, in questa chiave, diventa un momento per ritrovare se stessi. Questa è l’opinione di Leah Weiss, docente e ricercatrice alla Stanford University, sviluppata brillantemente nel libro Al lavoro con il cuore (How we work nel tiolo originale), pubblicato da HaperCollins nel 2018. Le emozioni che suscita il lavoro sono diverse:

l’ambiente lavorativo, per sua stessa natura, è quello in cui rischiamo più spesso di sentirci scoraggiati, delusi, annoiati, sopraffatti, invidiosi, imbarazzati, ansiosi, irritati, indignati e timorosi di dire ciò che proviamo davvero. Che ci piaccia o meno, che ne siamo consapevoli o meno, il lavoro suscita in noi delle emozioni, e il modo in cui ci fa sentire e lo affrontiamo è importante: per noi, per i nostri amici e famigliari, per la qualità del nostro rendimento e in ultima analisi per il successo dell’azienda per cui lavoriamo.

Al lavoro con il cuore di Leah Weiss

Che il lavoro possa generare sofferenza non stupisce nessuno dei lettori. Ciò che forse è meno intuitivo è che la pratica della mindfulness, spesso associata alla meditazione, ben si sposa all’ambiente lavorativo. Il concetto di mindfulness, ridotto alla sua essenza, è l’attenzione che prestiamo alle nostre emozioni. Perché quindi il lavoro non dovrebbe beneficiare di maggiore consapevolezza, prima di tutto per sentirci più coinvolti nel lavoro che svogliamo? Leah Weiss argomenta come la mindfulness sia di fatto una delle soft skill (competenze traversali) alla base della capacità di lavorare bene con gli altri.

Conoscere le proprie emozioni

Nel corso Leading with Mindfulness and Compassion, tenuto a Stanford, Leah Weiss insegna come la sofferenza provata durante lo svolgimento di un’attività lavorativa sia un’esperienza da non reprimere, né ignorare. La sofferenza può diventare l’occasione per una trasformazione personale e un cambiamento importante nel vivere meglio il tempo del lavoro. Come per altri ambiti della nostra vita, fare attenzione a ciò che proviamo è il primo passo per trasformare emozioni negativi in emozioni positivi. Ciò che possiamo fare dipende in buona parte da noi stessi. Ciò che serve è la forza e il coraggio per guardare nell’abisso.

In ogni situazione, l’area che possiamo controllare è quella del nostro rendimento e del nostro comportamento. Avere questa consapevolezza può permetterci di influenzare le situazioni che ci troviamo a vivere.

Al lavoro con il cuore di Leah Weiss

Le domande che dobbiamo porci sono varie. Che cosa sta avvenendo in questa giornata lavorativa? Qual è la causa alla radice di ciò che mi sta succedendo? Quanto di tutto ciò posso cambiare con un diverso approccio mentale? Porsi queste domande e cercare di rispondere nel modo più sincero e puntuale può permetterci di migliorare come leader e come colleghi. Sta a noi muovere il primo passo per creare un ponte verso gli altri, fondato sulla compassione e sulla comprensione reciproca. Consapevoli che chi lavora con noi, come noi, può sentirsi frustrato e allo stesso tempo cercare di dare il massimo.

Lavorare con le stesse persone per lungo tempo può, a volte, generare un effetto deumanizzante: ci dimentichiamo che i nostri interlocutori sono persone come noi, né più, né meno. Possono ostacolarci, non comprenderci, limitarci e farci arrabbiare, ma restano persone e non oggetti. Con il tempo e la routine finiamo per dimenticarcelo. L’assenza di contatto fisico, le relazioni mediate dallo schermo e dalle app collaborative, soprattutto in questo periodo di smart working quasi forzato, favoriscono questo fenomeno. La tecnologia è un alleato fantastico per farci lavorare meglio, ma il collega che appare come un avatar digitale resta una persona, con i pregi e i difetti che noi stessi abbiamo. La mediazione digitale non deve farcelo dimentare.

Sviluppare mindfulness al lavoro, promuovendo l’intelligenza emotiva, ci aiuta a prendere decisioni più consapevoli e più efficaci. Non si tratta di vivere l’ambiente lavorativo come una seduta di psicoterapia di gruppo, ma di creare le condizioni per fermarsi, quando necessario, sentire le proprie emozioni e dargli un nome. Solo così potremo capire perché le stiamo provando, come processarle e decidere come esprimerle. Reprimerle o semplicemente ignorarle non è una opzione, perché il rischio è di farle emergere comunque, inconsciamente e senza alcun controllo, sbottando quando meno ce lo aspettiamo, con gli effetti negativi che è facile immaginare.

Mindfulness e lavoro

A volte abbiamo pensieri negativi, diciamo frasi spiacevoli o proviamo sentimenti sgradevoli ma, prestando attenzione e vedendo con chiarezza, possiamo davvero cambiare la situazione. Essere attenti e concentrati ci rende più facile ricordare le nostre intenzioni e mettere in discussione lo status quo. E, infine, ci aiuta a rispondere e reagire in modo migliore.

Al lavoro con il cuore di Leah Weiss

Esistono diversi tipi di mindfulness e parecchie pratiche per svilupparli. Leah Weiss ne individua tre, da sviluppare al lavoro: incarnazione, metacognizione e focalizzazione.

Incarnazione

Incarnazione è la minduflness propria del corpo. In pratica è la capacità di sentire il proprio corpo nel corso della giornata e i segnali che ci invia: muscoli contratti per il nervosismo, dolori psicosomatici e altro. Spesso siamo così presi dal lavoro dentro la nostra mente che ci dimentichiamo che abbiamo un corpo e che non è per nulla separato dalla mente e dalle emozioni che prova. Ignorare i segnali del corpo ci impedisce di accedere a informazioni essenziali.

Quando un problema di carattere psicologico viene ignorato, il primo effetto è di solito una manifestazione fisica, sul corpo, dello stesso problema, sotto forma di dolore, che può diventare cronico se non affrontato in tempo. Lo stress può generare sofferenza e dolore, ma se interpretato e compreso tempestivamente, può essere facilmente depotenziato, prima che i danni siano gravi o irreversibili. Ciò che serve è l’abitudine a fermarsi per qualche minuto, durante la giornata, e fare un controllo di come stiamo e come ci sentiamo.

Metacognizione

Matacognizione è la capacità di capire e interpretare l’esperienza che stiamo vivendo, mentre la stiamo vivendo. Non è facile, perché significa sviluppare la capacità di guardarsi dal di fuori; ciò che serve è pratica. I vantaggi sono evidenti: invece di svegliarsi dopo ore di improduttività e procrastinazione, chiedendoci cosa abbiamo fatto tutto questo tempo e come abbiamo potuto perderlo senza rendercene conto, possiamo andare alla radice del problema, affrontarlo e andare avanti con il programma che abbiamo per la giornata. Più facile a dirsi che a farsi, vero, ma si tratta di provare, metterci in gioco e non avere paura di dialogare con noi stessi e i nostri problemi.

Allo stesso modo la stessa capacità di analisi può essere applicata alle parole e alle azioni di chi lavora con noi. Si tratta di valutare i fatti, separandoli dall’interpretazione di ciò che sta succedendo. Cercare di essere lucidi e oggettivi, anche quando possono emergere emozioni (positive o negatiche che siano) verso il nostro intelocutore. Con questo esercizio evitiamo di farci film basati sull’immaginazione, con l’effetto positivo di aiutare noi e gli altri a essere più produttivi.

Focalizzazione

Focalizzione è la terza capacità, quella di concentrare la nostra attenzione dove vogliamo. Neanche a dirlo, Leah Weiss mette in chiaro che il multitasking non esiste, perché la realtà è che spostiamo la nostra attenzione da un soggetto all’altro, con costi enormi in termini di energia consumata e, alla fine, anche in termini di produttività.

Praticare la focalizzazione significa rendersi conto di quando ci stiamo distraendo, nel momento in cui ci stiamo distraendo, per ritornare pazientemente all’oggetto della nostra attenzione. Chi ha familiarità con la meditazione noterà un parallelismo con questa pratica. Nella meditazione l’oggetto dell’attenzione è la respirazione e ogni distrazione viene ricondotta dolcemente a un nuovo focus sulla respirazione.

Al lavoro con il cuore per LaContent Book Club

I temi di questo post sono sviluppati nel libro Al lavoro con il cuore, libro dell’estate scelto dal Book Club della community de La Content.

Durante il mese di luglio e di agosto ne discuteremo, durante la lettura, in un canale Telegram esclusivo e riservato al Book Club. Per partecipare, chiedi alla community e buona lettura.

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.
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