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L’illusione di sapere: come contrastarla e imparare sul serio

Chi lavora online con i contenuti si trova a maneggiare, leggere, gestire, sintetizzare, linkare, archiviare decine, se non centinaia di unità di contenuto ogni giorno. Nonostante la mole di parole lette e di minuti in ascolto, alla fine della giornata spesso non siamo in grado di rispondere alla domanda su cosa abbiamo imparato oggi, eppure ci è sembrato di essere sempre sul pezzo e immersi nel flusso. Cosa è successo?

  • L’illusione di sapere
  • L’errata percezione del nuovo
  • Collezionare senza approfondire
  • Leggere senza scrivere
  • Prendere appunti e rielaborare

L’illusione di sapere

Sentirsi nel flusso è una bella sensazione. Siamo costantemente stimolati da nuovi contenuti, siano essi post su Facebook, tweet su Twitter o le ultime notizie sui nostri siti preferiti. Ogni momento della giornata, per cercare spunti o per contrastare la noia, ci immergiamo dove sappiamo di trovare, con alta probabilità, qualcosa che appaghi la nostra sete di novità. Il più delle volte ne emergiamo con l’idea di aver imparato qualcosa, di esserci esposti a concetti nuovi, di aver aperto una finestra su orizzonti che, prima o poi, ci torneranno utili in futuro. Seguiamo qualche profilo in più su Twitter, ci colleghiamo con una o più persone su LinkedIn, salviamo alcuni articoli su Pocket per leggerli in un secondo momento e ci ripromettiamo di vedere quei video che abbiamo inserito nella playlist “guarda più tardi”.

Se questa è la nostra giornata media, il risultato è che non abbiamo imparato niente o quasi, purtroppo. Gli errori che abbiamo fatto, in buona compagnia, sono diversi.

L’errata percezione del nuovo

La frequentazione assidua dei social media, senza che ce ne rendiamo conto, ci porta a dare un maggior valore a tutto quanto è stato appena pubblicato. Questo è ciò che gli algoritmi, in genere, favoriscono: l’ultimo articolo condiviso pesa di più di quello condiviso la settimana scorsa e così per video o immagini. Certo, i fattori legati all’interazione e alla popolarità sono importanti, ma sono comunque mediati dal fattore tempo, dal fattore freschezza.

Il nostro cervello impara che i contenuti pubblicati ieri contano meno e valgono meno di quanto pubblicato oggi o, meglio ancora, un’ora fa o un minuto fa. Ci troviamo a vivere in un presente continuo in cui un libro pubblicato oggi, ma scritto mesi fa, è percepito come già vecchio e inutile. Figuriamoci un libro di dieci anni fa! Se ciò può dirsi vero (o verosimile) per tutto ciò legato all’attualità, non è assolutamente vero per contenuti e ragionmenti che riflettono su temi di maggior respiro e sulla vera conoscenza.

L’effetto Lindy è l’espressione che si usa per definire contenuti (libri, per lo più) che acquistano in valore e in longevità, più passa il tempo dal momento in cui sono stati creati e diffusi. Da questa prospettiva i contenuti nuovi, tutto quanto pubblicato in tempo reale, perdono immediatamente di qualsiasi significato, messi a confronto con opere del passato, che ancora oggi continuano a insegnarci qualcosa.

Vale veramente la pena vivere immersi nel flusso tutto il tempo?

Collezionare senza approfondire

Un secondo errore comune è il considerare come assimilati i contenuti che abbiamo superficialmente letto, per poi salvarli, archiviarli, taggarli e metterli da parte, per leggerli dopo. Un secondo momento che, per chi ha tante curiosità e interessi, forse corrisponde a mai. Seguire un numero troppo elevato di fonti, siano esse newsletter, feed RSS, siti preferiti, pagine Facebook, giornali o canali YouTube è assolutamente inutile. Ogni giorno abbiamo un tempo limitato (per non parlare dell’energia e dell’attenzione) da dedicare alla lettura e all’approfondimento, anche se lo facciamo professionalmente. Non tenerne conto significa farsi del male.

A questo si aggiunge che il semplice mettere da parte, seppur usando strumenti evoluti, categorie e sistemi di classificazione, è altrettanto inutile se le stesse informazioni vengono lette velocemente, senza alcuna rielaborazione.

Leggere senza scrivere

Che si tratti di un libro o di un articolo, se il nostro leggere non è mero intrattenimento per passare il tempo, ma una lettura da cui apprendere concetti da riutilizzare in un ambito professionale, leggere e basta non permette di apprendere come vorremmo. Ciò che serve è interagire con l’informazione che vogliamo trasformare in conoscenza.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario prendere l’iniziativa e diventare parte attiva, senza distrarsi. Per questo un libro è più efficace di un articolo aperto nel browser o, peggio ancora, letto in un ritaglio di tempo sullo smartphone mentre siamo sul tram. Un libro, meglio ancora se digitale, ci forza a immergerci totalmente – se letto su uno smartphone, sarebbe opportuno farlo in modalità aereo – e a concentrarci solo su ciò che stiamo leggendo. L’ebook ci permette di sottolineare le parti che ci interessa riprendere, o su cui elaborare pensieri, e di esportarle poi nel sistema di personal knowledge management di nostra scelta. Un bel vantaggio rispetto alle note a margine di un libro di carta.

Alcuni studi affermano che la lettura su carta aiuta a ricordare di più ciò che si è letto, rispetto alla lettura digitale. Ciò che questi studi non dicono è che la sola lettura, senza appunti e rielaborazione è molto poco efficace.

Prendere appunti e rielaborare

Condivido lo spirito della scala sull’efficacia dell’apprendimento, per stili di lettura, elaborata da Hrvoje Šimić, per sintetizzare i metodi più efficaci, ordinati dal meno efficace al più efficace:

  1. speed reading (lettura veloce);
  2. leggere un audiolibro: ottimo per l’intrattenimento, meno per l’apprendimento;
  3. leggere semplicemente;
  4. leggere e sottolineare le parti interessanti;
  5. leggere e copiare le note, prese sul libro, in un sistema personale;
  6. quanto nel punto 5, più un progressivo affinamento delle note, con una sintesi di quelle più dense di contenuto;
  7. leggere e scrivere una sintesi per ogni capitolo letto, al termine del capitolo;
  8. utilizzare un sistema di note che favorisce l’apprendimento attivo, come la tecnica di Feynman.

Il punto è che per imparare qualcosa da ciò che abbiamo letto, dobbiamo rielaborarlo con parole nostre. In un sistema di note e in una sintesi che, nello scrivere, ci aiuta a chiarirci le idee.

Il mio suggerimento a tale scopo è:

  • valutare l’utilizzo di un metodo e di un sistema di gestione attiva delle note;
  • usare un blog pubblico per raccogliere le idee frutto delle rielaborazioni, così da avere uno stimolo ad andare oltre i contenuti effimeri condivisi giornalmente sul social web.

 

Foto credit: Dmitry Ratushny

Luca Conti

Luca Conti

Dal 2002 ho aperto il mio primo blog, Pandemia.info, che nel tempo mi ha reso noto, nella blogosfera italiana e anche fuori. Dal 2006 ho avviato una attività giornalistica da freelance, prima con Il Sole 24 Ore, poi con altre testate, tra cui Class, Il Secolo XIX, Starbene, Rainews 24. La mia attività principale è stata di consulenza e formazione, dal 2007 al 2019, come libero professionista nella consulenza sul marketing digitale e più precisamente in quello che si definisce social media marketing (usare i social network per marketing e comunicazione). Oggi, Febbraio 2019, non più. Ho deciso di allontanarmi dal mondo dei social media perché esprimono valori in cui non mi riconosco più.