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Si può allenare la Fantasia?

Esiste un’abilità, una competenza, una skill, per usare un linguaggio più contemporaneo, che dimentichiamo spesso di inserire nel CV, ma che sono assolutamente certa sia fondamentale per qualsiasi tipo di lavoro svolgiamo: la fantasia.

Treccani la definisce così: “facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà.” Io la definisco “vedere oltre e attraverso, vedere di più”. E, come tale, può essere esercitata praticamente in ogni ambito della vita: la fantasia è la sorella maggiore del problem solving e dell’originalità. Il primo mattone della creatività, la strada con la quale raggiungere l’alternative thinking e – perché no? – anche un certo pensiero critico.

Gli studiosi del World Economic Forum, partendo dall’evoluzione dell’economia e dei mercati, nel 2020 hanno pubblicato uno studio in cui hanno elencato le dieci competenze più richieste nel mondo lavorativo di oggi. Ebbene, tra le prime 5 spiccano proprio creatività, problem solving e pensiero critico. Vale la pena quindi, allenarle, esercitando la fantasia.

Iniziamo leggendo qualche libro sul tema…

Fantasia – Bruno Munari

Secondo Bruno Munari, per parlare di Fantasia, prima di tutto è necessario distinguere tra fantasia, immaginazione e invenzione grazie a definizioni provvisorie. La fantasia permette di pensare qualcosa che prima non esisteva (anche cose irrealizzabili praticamente) senza alcun limite.

L’invenzione produce cose prima inesistenti, senza badare a estetica o funzionalità. La creatività mette insieme fantasia e invenzione per produrre cose realizzabili e che funzionino. L’immaginazione, invece, è la facoltà che permette di immaginare ciò che la fantasia, la creatività e l’invenzione producono.

Sembra complesso, ma non lo è: si tratta di attività che il nostro cervello svolge quotidianamente in modo più o meno consapevole.

In Fantasia – che è davvero uno di quei libri che non devono mancare nella nostra personale biblioteca – Munari ci fa capire come funzionano queste facoltà umane, che rapporto hanno con l’intelligenza e la memoria, come si stimola la creatività e come allenare la mente ad essere più flessibile. E lo fa in modo chiaro, con tantissimi esempi visivi.

Bruno Munari è stato uno dei più originali protagonisti dell’arte, della grafica e del design italiani del Novecento. Un artista eclettico che si è sempre dedicato alla creatività e alla sperimentazione, in moltissimi campi: pittura, scultura, design, fotografia e didattica. È stato particolarmente attento al mondo dei bambini, progettando libri e giochi.

A casa, lo chiamiamo Zio Bruno perché ci ha insegnato così tante cose che per noi è diventato di famiglia: vedrete, succederà anche a voi!

Fantasia di Bruno Munari
B. Munari, Fantasia, Laterza, 1998

L’inventore di sogni – Ian McEwan

Il titolo originale di questo testo è ancora più bello di quello italiano: The Daydreamer. Si tratta di un libro per l’infanzia, del 1994, scritto da Ian McEwan che, abbandona i toni drammatici e splendidi dei suoi romanzi per adulti, per adottare quelli sereni dei racconti per ragazzi.

Il protagonista, Peter Fortune, è un ragazzino con una grandissima immaginazione, che non fa che sognare: come sarebbe far sparire la sua famiglia o togliere la pelliccia al gatto o prenderne il posto oppure, ancora, che le bambole di sua sorella lo aggrediscano. Viene considerato dai grandi, un “ragazzo difficile” perché sempre troppo distratto, ma sbagliano: Peter ha solo una grandissima capacità immaginativa.

Ogni storia, ogni sforzo di fantasia, darà a Peter la possibilità di crescere e maturare, nel complesso percorso verso l’adolescenza e superare le difficoltà quotidiane: sono assolutamente convinta che potrebbe essere utile a tutti.

L'inventore di sogni di McEwans
I. McEwans, The Daydreamer, 1994

Grammatica della fantasia – Gianni Rodari

Ecco un altro must have: Grammatica della fantasia di Gianni Rodari. Forse la sua opera più importante, sicuramente uno strumento utilissimo a chi si occupa di inventare storie, per lavoro o per diletto, per adulti o per bambini.

“Se avessimo una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare” Grammatica della fantasia sembra prendere forma da questa affermazione di Novalis. E il sottotitolo sembra confermarlo: Introduzione all’arte di inventare storie. Anche questo libro è uno strumento, per «chi ritiene che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione».

Si tratta di un testo complesso e semplice allo stesso tempo. Semplice per come è scritto, complesso per i molti argomenti trattati. Gianni Rodari espone gli elementi fondamentali di una storia e propone consigli pratici per risolvere alcuni problemi che riguardano la composizione: quali personaggi scegliere? Cosa deve succedere nel loro mondo? Quanto è importante il caso? Ed è facile immaginare come, a questo punto, possa subentrare anche la linguistica pura per spiegare come vengano selezionati e messi insieme i concetti.

Gianni Rodari è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista, poeta e partigiano italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue. Dopo Grammatica della fantasia, vi consiglio di passare alle sue raccolte di racconti: vi faranno ridere e sognare come poche storie riescono a fare.

Grammatica della fantasia di Gianni Rodari
G. Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi ragazzi, ed. speciale 2013

 

Creatività – Philippe Petit

Philippe Petit ha sei anni quando annuncia di voler diventare regista teatrale. Un artista assolutamente eclettico: studia scultura, scherma, falegnameria, teatro, equitazione e giocoleria.

A diciotto anni è già stato espulso da cinque scuole per aver rapinato gli insegnanti, manipolato carte da gioco ed aver rifiutato di dare esami per non dover dimostrare niente a nessuno. Va via di casa diventando artista di strada.

È stato arrestato, fino a oggi, più di 500 volte.

Diventa famoso soprattutto per le sue traversate clandestine: piazza un cavo a grande altezza e attraversa l’aria da funambolo purissimo. I suoi spettacoli sono progettati come dei veri e proprio colpi criminali: non sono preceduti o seguiti da conferenze stampa, non ne viene fatta alcuna pubblicità, non ne chiede ricompensa.

Nel 1971 attraversa l’aria tra i campanili di Notre-Dame a Parigi, nel 1973 i piloni nord dell’Harbour Bridge a Sydney, ma il suo spettacolo più stupefacente è sicuramente quello del mattino del 6 agosto 1974: unisce camminando in aria, le Twin Towers del World Trade Center di New York.

Quarant’anni dopo quell’impresa e altre innumerevoli performance, decide di affidare a questo libro la sua filosofia: «La creatività è illegale», non perché debba essere necessariamente fuorilegge – anche se lui lo è stato spesso – ma perché chi è creativo dà vita a un processo di ribellione intellettuale.

In Creatività, Petit riflette sul processo creativo che lo coinvolge in ogni sua performance e chissà che non riesca a far venire qualche idea ribelle anche a noi!

Philippe Petit nella traversata delle Twin Towers
Philippe Petite nella traversata delle Twin Towers, foto di Alan Welner, fonte: Il Post

Nel paese dei mostri selvaggi – Maurice Sendak

Infine un albo illustrato che è davvero un cult nel suo genere: Nel paese dei mostri selvaggi (Where the Wild Things Are) di Maurice Sendak. Pubblicato in America nel 1963, inizialmente snobbato da genitori e bibliotecari per via delle immagini troppo spaventose. Oggi, quella prima edizione del 1963 è il libro dell’infanzia più costoso al mondo: vale ben 10200 dollari.

Il protagonista è il monello Max che non fa che creare caos in casa. La mamma allora lo chiama “mostro selvaggio” e lo manda a letto senza cena. L’incredibile fantasia del bimbo comincia a dar vita a una vera e propria foresta, tanto fitta da far sparire le pareti della stanza. Max esplora il territorio, scopre una barca e vi intraprende un lunghissimo viaggio che approda nel paese dei mostri selvaggi. Qui incontra creature spaventose che vengono conquistate dallo sguardo fisso del bambino: viene eletto il più selvaggio di tutti, consacrato da un grande ballo di gruppo.

A questo punto però Max comincia a sentire la nostalgia di casa ed è così che il libro riesce a esplorare in poche pagine temi giganteschi che spesso si abbracciano: la grande capacità di immaginazione e il timore di essersi spinti troppo oltre, il coraggio e la paura, la ribellione e la riflessione.

Come tutti i migliori libri per bambini, anche questo dialoga incredibilmente bene anche con gli adulti. Tanto che Spike Jonze ne ha tratto un film e Dave Eggers un romanzo.

E poi le illustrazioni sono davvero fantastiche: lasciatevi portare da Max nel vostro personalissimo paese dei mostri selvaggi, non ve ne pentirete.

Nel paese dei mostri selvaggi, illustrazione
Illustrazione dal libro Nel paese dei mostri selvaggi di M. Sendak , fonte: blog bambinietopi.it

La fantasia, dunque, può essere esercitata. Il passo successivo è esercitare la parola, che è espressione del pensiero, e poi, infine, la scrittura. D’altronde, chi pensa bene, magari, parla bene e Chi parla bene, scrive meglio, no?

 

Ilenia Caito

Ilenia Caito

Mi chiamo Ilenia Caito, ho 35 anni e sono di Bari. Ho vissuto a Roma, a Bologna e su una nave da crociera. Ora sono a Milano. Ho fatto molti lavori diversi: più spesso la digital specialisti, ma anche addetta stampa e organizzatrice eventi, speaker radiofonica, libraia ed Happiness Manager. Amo l’ironia e sono una tifosa dei rapporti umani. Per me i libri sono ponti più che rifugi e ho sempre voglia di raccontarli: lo faccio anche su IG con @lalibraiamisteriosa.